sabato 29 aprile 2017

Osservatorio Errori Grafici: le due partite di Bonucci.

Nella prima ha preso 6, nella seconda 5.


Feticismi veloci del giorno.

Il pechinese Angelo Aquaro è andato a Tumen, confine Cina-Nord Corea. Prove di inviato di guerra? Speriamo di no.

Un po' più tranquillo, invece, il viaggio di Paolo Rodari a Il Cairo, al seguito di Papa Francesco.

Curiosità nel fogliettone: la presenza contemporanea di due Elene.


Prezzemolino Saviano intervista l'ostetrica di guerra Ileana Boneschi.

Nello Sport Andrea Sorrentino racconta la favola del Venezia, che grazie a Pippo Inzaghi torna in serie B.

Torna l'inviato di boxe: è Luigi Panella. A Londra per il match Joshua vs Klitschko.

ellekappa e Bucchi in un solo post.


L'Altan di sabato.

L'Amaca del giorno: Serra sulla vicenda ong-migranti (con tiratina d'orecchi a Luigi Di Maio).

Le altre prime pagine del giorno.







La prima di oggi.

venerdì 28 aprile 2017

Il nuovo 7: più fuffa che arrosto (Venerdì dormi tranquillo)

Riceviamo e pubblichiamo alcuni commenti che abbiamo ricevuto a proposito dell'uscita del nuovo 7 del Corriere diretto da Beppe Severgnini:
Il nuovo 7 è puro culto della personalità, narcisismo a manetta, facce e nomi di Severgnini dappertutto, lui che parla sempre in prima persona e rincorsa delle puttanate di internet. Indice di fuffa altissimo.  Fabio
E poi:
Illeggibile e disordinato. Pubblicità interrotta dagli articoli. Fastidiosa carta patinata. Già è discutibile il "Meno è meglio", ma abolire le migliori rubriche, compresa quella del nuovo direttore,.... E anche una sfumatura di familismo. Non sono un misoneista, ma il nuovo deve migliorare l'esistente.  Adolfo 
E ancora:
Condivido in pieno, una fotocopia di Panorama quando era in acme, sono esterrefatta, le innovazioni dovrebbero migliorare non peggiorare, era un giornale meraviglioso, dopo letto lo inviavo ai miei cugini americani e poi commentavamo le rubriche, ora sono basita, speriamo che il forum corale dei lettori, vera anima di un giornale, venga preso in considerazione.  Graziella
E infine:
E' diventato il giornale degli amici degli amici Severgnini, come Lilli Gruber sono i soliti servi del padrone. che schifo!!! e comunque è il frutto della retrocessione culturale odierna, giornale da parrucchiere.  Anonimo

Il fantastico mondo di Bucchi.

Altri feticismi illustrati del giorno.

In prima neanche un richiamo sui sei indagati per la tragedia del Rigopiano. Non si fa.

Apertura sfoglio con due pagine sulle richieste di condanna per Mafia Capitale.

Facce da Alitalia a pag. 4.


Alessandra Ziniti inviata a Catania per il polverone sulle Ong. Intervista a Carmelo Zuccaro.

Alberto Stabile, il libanese nonché terrasantista non official, è già al Cairo in attesa di Papa Francesco.


L'inchiesta sul Rigopiano arriva solo a pag. 21. Firmano Tonacci e Brera, dalla redazione.
Ma poi 4 pagine dopo riecco Tonacci da Londra. Corto circuito.

Ecco i sei protagonisti del Super8 di oggi.


E domani, con Repubblica, c'è DLui.

Negli Spettacoli, Fabrizio Ravelli ha incontrato Antonio Sancassani, il titolare del glorioso Cinema Mexico di Milano.

Nello Sport spazio (finalmente) al Foggia Calcio promosso in serie B dopo 19 anni. Firma il pezzo Antonino Palumbo. E l'onnivoro Luigi Bolognini intervista Antonio Albanese, che ai tempi di Mai dire gol interpretava il deejay foggiano Frengo.

La lettera del giorno.

Osservatorio Narcisismi/2: nasce Gedi, gruppo editoriale leader in Italia.

Osservatorio Narcisismi: Robinson vince un prestigioso premio londinese di grafica e design.

Feticismi Doc: Federico Rampini fotografato nel diner di Detroit per il Super8 di oggi.

La strepitosa ellekappa di oggi in special edition.

Osservatorio Infografiche non firmate: le navi delle Ong.

Osservatorio Necrologi Illustri.

Tornano le storie al rallentatore di Super8. Oggi Rampini racconta i primi 100 giorni di Trump.


L'Amaca di oggi: Michele Serra torna sulla Tav. A suo rischio e pericolo.

Le altre prime pagine del giorno.






La prima di oggi.

giovedì 27 aprile 2017

«7» è un Panorama (più bello) ma già ci mancano i libri di D'Orrico.

Anzitutto due notazioni: 

A) «7» – il settimanale del Corriere della Sera che torna al numero arabo nel nome, al vecchio formato, alla carta patinata e al giovedì (forse la partita del/col Venerdì era impari) sotto la direzione di Beppe Severgnini – ha una testata deludente, una specie di pulsantone anni 90; 



B) su twitter non diventa trend topic, il che per una testata e un direttore che propongono una pagina a tema (Uccellacci e uccellini) e un premio di citizen journalism («Settebello»: vince l'articolo più condiviso sui social) non è proprio il massimo. C'è da ricordare che spesso #LaLettura e #Robinson, almeno nei giorni di uscita, sono sempre tra i 10 argomenti top del giorno. 

Detto ciò, il brand «7» è un ritorno alle origini: e la reputazione del marchio – una sorta di «fidatevi, siete in buone mani» – si avverte fin dal reportage nel mondo del gioco d'azzardo by Severgnini & Gramellini, la figura cardine del nuovo corso cairiano di via Solferino e secondo me prossimo direttore del settimanale stesso, tra un lustro (gli ultimi due direttori, Di Piazza e Vercesi, tanto sono durati). Non solo: le 4 pagine di «CORRecensioni», una delle nuove rubriche avviate, stanno lì a CORRoborare l'idea di qualitàsinonimo di reputazione (sono i redattori a recensire) e qui siamo ritornati al brand. Se la squadra di BSev lavora bene a rendere le rubriche hashtag, il giornale – e con lui il marchio – non potrà che crescere. 



La grafica è – scusate la cacofonia – un'esplosione di infografiche, le quali stanno al giornalismo moderno come le fotografie stavano al «7» nato trent'anni fa, con un predominio assoluto riconosciuto all'immagine e a un suo utilizzo di racconto. Nel complesso sembra di sfogliare Panorama, sia per la copertina sia per le grafiche stesse sia, soprattutto, per alcuni titoli (vedi quelli con font Aachen). 

Molto cool le didascalie, poco paludate insomma poco Corrierone, e i sottotitoli dati alle rubriche già nel sommario: es. «utopie fedelmente trascritte», «confessioni educatamente estorte», «domande artisticamente poste»...
I contenuti naturalmente meritano, e ci mancherebbe: davvero bella la pagina di Valentina Pisanty sul lessico del giornalismo moderno. Poi «Sette e mezzo» (la posta di Lilli Gruber, che ancora una volta gioca con la brandizzazione) e il paginone fotografico «Occhio non vede / Questione di profilo», mentre tra le vecchie rubriche le interviste di Zincone sono su «Doppio binario»: la testatina ha l'aria di essere qualcosa di definitivo, come forse anche le «Macchine del tempo» sui vip in quattroruote.

Lo sfoglio si apre con la pagina di Disegni «Le dodici tavole» e si chiude con l'«Intervista disegnata» in 176 pagine punteggiate di vignette old school in stile Settimana Enigmistica. Le rubriche dei grandi inviati nelle prime pagine spariscono, in coda le pagine monofirma, quelle un tempo a inizio sfoglio, nell'ordine D'Orrico «L'illuso» (il celebrato redattore del paginone di libri perde il suo favoloso format ma forse sarà titolare di una nuova rubrica di interviste, «Questo non lo scriva», ma ne avremo conferma da giovedì prossimo), Stella «Fubbol», Fasano «BlackRock», Persivale «Videocrazia», Laffranchi «Critico Rotante» (insomma meno fuffa generalista, più settorializzazione). Mancano all'appello – ma andiamo davvero a memoria, in attesa di un confronto più analitico con un vecchio numero – animali, salute, Umberto Broccoli e Nuccio Ordine, le playlist d'autore, e soprattutto le interessanti pagine tematiche di Giorgio dell'Arti in cui una parola, o meglio una cosa, veniva raccontata attraverso i secoli.

A proposito (una domanda che mi pongo ogni volta che Sette cambia direttore): che fine ha fatto Cesare Fiumi con le sue storie di cronaca minuta nella direzione Maria Luisa Agnese (1998-2007)? 

In conclusione: un restyling che, come tutti gli altri, può piacere ma anche no; però almeno è un restyling vero (non finto come il nuovo D di Rep. o alcuni ritocchini del Venerdì). A proposito, nella sezione autocelebrativa dei 10 direttori alternatisi in 30 anni c'è una chicca che riguarda il settimanale di Repubblica, che fu bruciato al fotofinish – lo racconta Paolo Pietroni, direttore 1987-1989 – mentre Scalfari&co. avevano addirittura pensato di ripiegare sull'abbinamento con Epoca. Poi, sempre nel 1987, arrivò Dell'Arti e negli anni il Venerdì vinse la partita. Che ora si riapre. Forse. 

MUDD

Affinità ispirative.


Curiose queste affinità di incipit tra un articolo di Maurizio Ricci del 2004 e uno di Francesco Manacorda del 2017, entrambi sull'argomento delle spese di Alitalia.

Che Francesco Manacorda sia un compulsivo frequentatore di archivi?

Ringraziamo Frank per la segnalazione.





Bucchi sul caso Alitalia.

ellekappa sul caso Grillo-Reporter senza frontiere.

Feticismi illustrati del giorno.

Pietro Del Re è ancora a Parigi per l'effetto Macron.

Il simpatico Enrico Franceschini al seguito di Theresa May a Bridgend (Galles), da dove è iniziato il suo tour elettorale.

Da non perdere il coccodrillo di Giorgio Guazzaloca firmato da Michele Smargiassi.

Una nuova mitica storia di Paolo Rumiz. Trovate tutto sul cartaceo.


Bellissimo il fotoreportage di R2 sui confessionali italiani. Foto di Michael Kenna e testo di Marco Belpoliti.


È toccato ad Antonio Monda il coccodrillo di Jonathan Demme. Con un breve ma intenso ricordo di David Byrne.

Il decatleta Paolo Rossi apre lo Sport. Sulla Sharapova.

Automarkette che apprezziamo: Michele Smargiassi sul nuovo libro di Bartez.


La lettera del giorno.

Giù le mani da Federica Angeli.

Merlo e Messina: argenteria in prima pagina.